ALTRO CHE FESTA DELLA DONNA! PER LE IMPRENDITRICI DIFFICILE IL RAPPORTO CON LE BANCHE CHE LE PREFERISCONO “ACCOMPAGNATE”.
LA PRESIDENTE DI TERZIARIO DONNA ASCOM PADOVA, STEFANIA BROGIN: “PURO E SEMPLICE PRECONCETTO”
Se l'impresa in generale soffre dell'attuale politica della banche ancora molto restrittiva nella concessione del credito, esiste una categoria di imprenditori ancora più penalizzata in questo periodo di crisi, queste sono le donne a capo di un'azienda.
“Tra i problemi più grossi che si trova ad affrontare una donna che è o vuole farsi imprenditrice – dichiara in occasione dell’8 marzo Stefania Brogin, presidente di Terziario Donna di Ascom Padova - c’è sicuramente lo scarso merito all'accesso al credito di cui gode presso le banche.
Un atteggiamento ormai gridato da più parti e che stenta ad essere affrontato come un reale problema di genere.
Incredibile ma vero, ancora oggi e nonostante la rapida crescita e l’aumentata importanza del ruolo delle donne nell’economia italiana, l’imprenditrice che entra in un istituto per chiedere una linea di finanziamento, deve farlo “accompagnata”, con qualche differenza tra nord e sud, ma non così significativa come potrebbe sembrare”.
A quasi un anno dall'incontro tenutosi a Padova dal titolo “Credito: per noi donne è peggio?” organizzato da Terziario Donna Padova dove alla presenza della Presidente Nazionale di Terziario Donna, Marilù Galdieri, si presentavano i risultati di un sondaggio sul monitoraggio del credito commissionato da Terziario Donna di Confcommercio; si rivela ancora che le imprenditrici, soprattutto se a capo di piccole imprese, incontrano, rispetto agli uomini, maggiori oneri e difficoltà a essere considerate interlocutrici affidabili da parte delle banche. E questo anche a parità di solidità aziendale con gli omologhi maschi.
Un recente studio dell’economista Alberto Alesina ha preso in esame oltre un milione di accessi al fido bancario lungo tre anni (2004, 2005, 2006) di 150 mila micro-imprese. E ha scoperto un dato significativo: le banche italiane praticano sistematicamente un tasso d’interesse più alto all’impresa che ha a capo una donna senza riconoscere nel merito al credito un minor tasso di default delle imprese femminili, come sottolinea la stessa ricerca di Alesina.
“Puro e semplice preconcetto – si accalora la Brogin –. Come dimostra chiaramente la questione del garante, affrontata nella stessa ricerca. Perché mai se un’imprenditrice ha un uomo che garantisce per lei, il tasso d’interesse che le viene praticato è più basso di quello mediamente applicato alle imprese al femminile? Evidentemente, l’uomo che si fa garante viene davvero percepito dall’istituto di credito come tale, come cioè se l'impresa fosse di proprietà maschile. Al contrario, a conferma di questo discutibile costume, se a garantire è una donna, il tasso sale addirittura dello 0,6%. Come a dire che già prestare i soldi a un’imprenditrice è più rischioso che farlo a un imprenditore. Se poi chi avalla è un’altra donna, allora per i nostri istituti di credito scatta addirittura il codice rosso”.
Da qui la necessità di avviare una serie di cambiamenti a partire da quello “culturale”. In attesa che si vincano diffidenze e si avvii una politica propositiva nei confronti delle imprese femminili, emerge l'importanza di poter disporre di una struttura forte in grado di riequilibrare un fenomeno alquanto diffuso.
10 marzo 2010
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