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09/03/2018 - Faq dell’Agenzia delle Entrate sull’invio telematico dei corrispettivi dei distributori automatici

Faq dell’Agenzia delle Entrate sull’invio telematico dei corrispettivi dei distributori automatici

I soggetti che effettuano cessioni di beni/prestazioni di servizi tramite distributori automatici sono tenuti alla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.
Tale obbligo decorre:

·         dall’1.4.2017 per i distributori automatici dotati di una "porta di comunicazione";

·         dall’1.1.2018 per i distributori automatici privi della "porta di comunicazione".


La Legge di Bilancio 2018 ha esteso l’obbligo di invio dei corrispettivi, a decorrere dall’1.7.2018, alle cessioni di benzina/gasolio, destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori, effettuate da parte dei distributori di carburanti.
Si ricorda che all’interno dell’area "Fatturazione elettronica" del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili una serie di chiarimenti (FAQ) in merito ai citati adempimenti.

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Illegittima l’apposizione del termine per le "punte di attività legate al lancio di nuovi prodotti" se i lavoratori non svolgono tale attività

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso avanzato da due tecnici dell’assistenza al cliente di un call center di un’impresa di TLC, che chiedevano la conversione a tempo indeterminato dei rispettivi contratti a tempo determinato sostenendo l’illegittimità dell’apposizione del termine, in quanto a detta loro non sussistevano quelle "punte di più intensa attività legate al lancio di nuovi prodotti" che era stata posta come motivazione al termine dei contratti.
Nella Sentenza n. 5512 dell’8 marzo 2018, i giudici della Suprema Corte hanno riconosciuto che, di per sé, la motivazione utilizzata dall’azienda per apporre il termine al contratto è legittima, ma diviene illegittima nel momento in cui si valuta nel concreto la realtà aziendale: le presunte esigenze di maggior attività legate al lancio dei nuovi prodotti non risultan o sussistere, in quanto non è provato che i due tecnici si occupano di tale attività. Il rapporto dei due tecnici viene pertanto convertito a tempo indeterminato, ma essendo applicabile quanto previsto dall’art. 32 della Legge n. 183/2010 (il cd. "Collegato lavoro"), l’azienda evita il pieno risarcimento ma viene condannata ad erogare un’indennità omnicomprensiva limitata a otto mensilità.

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La mobilità estesa ai dirigenti non è retroattiva

Con la Sentenza n. 5513 dell’8 marzo 2018 la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso presentato dal dirigente licenziato, ha stabilito l’impossibilità di disapplicare la vecchia legge (223/91) che escludeva i dirigenti dalle procedure di mobilità e cassa integrazione.
Si legge nella sentenza che "dalla direttiva europea non attuata non possono discendere effetti orizzontali, ossia la possibilità per il singolo di far valere le disposizioni della direttiva anche nei confronti di altri soggetti privati (.) mentre è innegabile che la disciplina in tema di licenziamenti collettivi è destinata a regolare interessi che attengono esclusivamente a situazioni soggettive private".

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No al licenziamento basato sulla posta elettronica aziendale

In materia di licenziamento per giusta causa, la Corte di Cassazione ha statuito l’illegittimità del provvedimento espulsivo nei confronti del dipendente (cui, nel caso di specie, è stato imputato un ruolo nelle irregolarità nelle rivalutazioni di magazzino) fondato sui messaggi presenti nella sua posta elettronica aziendale, vista l’incertezza sulla riferibilità degli stessi al suo autore apparente, trattandosi di e-mail prive di firma elettronica.
Infatti la Suprema Corte, con la Sentenza n. 5523 dell’8 marzo 2018, ha precisato che in base all’art. 21 del D.Lgs n. 82/2005 l’efficacia probatoria fino a querela di falso ex art. 2702 c.c. va attribuita soltanto al documento sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale, mentre la posta elettronica non certificata (come l’e-mail tradizionale) risulta liberamente valutabile dal giudi ce. Dunque, spetta a quest’ultimo verificare se i messaggi presentano le caratteristiche oggettive per soddisfare il requisito della forma scritta per qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità.

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Contributi aggiuntivi ai fondi pensione: prime indicazioni dalla COVIP

La COVIP, con la Circolare n. 1598 del 7 marzo 2018, fornisce chiarimenti in merito all’individuazione della forma pensionistica di destinazione dei contributi aggiuntivi a quelli ordinari che spettano in forza dell’applicazione di contratti collettivi o di norme di legge, a fronte delle novità introdotte in materia dai commi 171 e 172, art. 1 della Legge n. 205/2017.
In sintesi, l’eventuale contributo aggiuntivo

·         per i lavoratori che già versano al fondo pensione negoziale territoriale gli ordinari contributi (anche senza TFR nei casi in cui ciò sia previsto) ovvero conferiscono il solo TFR (a fronte di tacito assenso), affluirà al fondo pensione negoziale territoriale di riferimento;

·         per i lavoratori che non hanno ancora aderito alla previdenza complementare e che, quindi, non versano a una forma pensionistica complementare alcuna forma di contribuzione ordinaria, affluir&a grave; alla forma individuata dalla contrattazione collettiva, finché gli stessi non attivino un’eventuale adesione ad un fondo pensione territoriale già attualmente istituito e al quale abbiano diritto di aderire.

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Ritenute previdenziali: per la soglia di punibilità applicabile il criterio di cassa

Con la Sentenza n. 10424 del 7 marzo 2018 la Corte di Cassazione, risolvendo un contrasto nelle interpretazioni operate, ha stabilito che, in riferimento all’omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro, l’importo complessivo superiore a 10.000 euro deve essere individuato con riferimento "alle mensilità di scadenza dei versamenti contributivi (periodo 16 gennaio-16 dicembre, relativo alle retribuzioni corrisposte nel dicembre dell’anno precedente e nel novembre dell’anno in corso)".
Si applica il criterio di cassa e non quello di competenza.

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