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OCCHIOBELLO: IL FLOP DELL'OUTLET E' IL SEGNO DEL FUTURO CHE ASPETTA I MEGACENTRI COMMERCIALI


IL FLOP DELL'OUTLET DI OCCHIOBELLO (SOLO 19 NEGOZI APERTI SU 78 DISPONIBILI) SEGNA L'INIZIO DELLA FINE DEI CENTRI COMMERCIALI E RAPPRESENTA UN MONITO PER IL SINDACO DI DUE CARRARE.

IL PRESIDENTE DELL'ASCOM, PATRIZIO BERTIN: "PENSAVO CHE LO STOP DELLA SOPRINTENDENZA GLI AVESSE TOLTO LE CASTAGNE DAL FUOCO, INVECE PERSEVERA"
Ci avevano persino fatto partire ed arrivare una tappa del Giro d'Italia femminile. Il sindaco poi (guarda caso!) all'atto dell'apertura, il 12 aprile scorso, si era detto certo che il decollo sarebbe stato questione di mesi, forse di giorni.
Invece a distanza di dieci mesi dall'apertura in pompa magna del "Delta Po Destination Family", nome altisonante per indicare l'outlet di Occhiobello, l'investimento non sembra dare i frutti sperati: 19 negozi aperti (e nemmeno di marchi famosi) su 78 disponibili.
"Occhiobello altro non è che l'esempio lampante di cosa accadrà, da qui ai prossimi anni, ai grandi centri commerciali: scompariranno, ma la loro scomparsa non sarà indolore dal momento che lasceranno sul campo le macerie causate dal loro passaggio, ovvero territorio cementificato, dipendenti licenziati, degrado avanzante".
Il presidente dell'Ascom di Padova, Patrizio Bertin, non sembra sorpreso dell'evolversi, in senso negativo, dell'avventura dell'outlet in riva al Po.
"Ho avuto modo di seguire - commenta - seppur non direttamente, le vicende del "Delta Po" e anch'esse assomigliano, ovviamente, a quelle che stiamo vivendo in provincia di Padova col progettato megacentro di Due Carrare: sindaci invaghiti di progetti faraonici, grandi marchi pronti a sgomitare, a parole, pur di essere presenti e poi rapidamente defilati, roboanti promesse di posti di lavoro, opere pubbliche sensazionali che poi si riducono alla rotatoria che serve solo ad incanalare il traffico verso il centro commerciale.
Per farla breve: balle!
"Eppure, nonostante l'America ci inondi di immagini di "mall" ridotti a ricovero di ratti e l'Europa (e l'Italia) si avviino sulla stessa strada, complice anche il dilagare dell'e-commerce che va a sovrapporsi più sulla grande distribuzione che non sul commercio di vicinato, tanti sindaci continuano ad essere ammaliati dal canto delle sirene della GDO.
"Il problema - continua Bertin - è che lo fanno consci dei danni che i megacentri causano e causeranno e nulla sembra in grado di farli desistere".
L'esempio è proprio Due Carrare.
"Il sindaco Davide Moro - conclude il presidente dell'Ascom - ha sempre adombrato che un intervento "superiore" potesse togliergli le castagne dal fuoco. Sinceramente credevo che l'intervento della Soprintendenza, che ha bloccato il progetto, rappresentasse questo intervento "superiore" e che dunque Moro abbandonasse i cattivi propositi Invece no: è ancora lì che non sa se approvare o meno l'accordo di programma. Dispiace dirlo, ma il suo comportamento depone a favore della nostra prima (e unica) ipotesi: che lui il centro lo voglia far fare a dispetto dell'opposizione di operatori economici, cittadini, comuni limitrofi, ecc., che nell'ipotesi di realizzazione del megacentro vedono uno sfregio al territorio oltre che alla cultura rappresentata dal Castello del Catajo".

Due Carrare 7 febbraio 2018