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LO CONFERMANO I DATI SIA TRIMESTRALI CHE SEMESTRALI. BERTIN: “FATICOSAMENTE, MA RISALIAMO LA CHINA”
Aridi sono e aridi restano.

Ma pur nella loro asciuttezza i dati economici rappresentano pur sempre un metro oggettivo con i quali confrontarsi. E allora, al di là di tante valutazioni, scoprire che nel secondo trimestre di quest’anno le imprese a Padova registrano un saldo positivo di 609 unità, frutto di una somma algebrica tra le nuove nate (1.419) e le cessate (810), significa  che qualcosa, in senso positivo, si sta muovendo.
Peraltro, per quanto riguarda più direttamente le imprese della nostra provincia, l’andamento sembra anche migliore della media nazionale ed, almeno in parte, più positivo della maggioranza delle province venete.
“Tra aprile e giugno di quest’anno – commenta il presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin - gli indicatori sulla vitalità del sistema imprenditoriale sia a livello nazionale che a livello locale segnalano una lieve ripresa delle iscrizioni ed
una ulteriore, seppur contenuta, contrazione delle cessazioni. Se al bilancio anagrafico del trimestre ci aggiungiamo che frenano fallimenti e concordati preventivi, forse significa che il punto più basso della crisi è stato raggiunto
e che adesso, faticosamente, si risale la china”.
Non che i problemi siano alle spalle. Se infatti si guarda non più al trimestre ma al semestre, i dati della Camera di Commercio di Padova evidenziano come le imprese, nella nostra provincia, siano in calo costante (valori al 30 giugno) praticamente dal 2008 quando, con 94.842 unità lo stock di imprese era decisamente più elevato di quello attuale che si attesta ad 89.384 aziende contro le 89.561 di dodici mesi fa.
Ma se agricoltura, manifattura e costruzioni continuano la loro discesa (meno  255 imprese la prima, meno 109 la seconda e meno 313 le ultime), il commercio, inteso come ingrosso e dettaglio, registra un saldo positivo di 167 unità e i servizi alle imprese un bel +151. Unico arretramento, in quest’ambito, le attività immobiliari che scendono di 30 unità, un “sacrificio” accettabile in un settore che vanta comunque ben 6381 attività e che esce da un periodo di fortissima crisi.

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